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Ville e Palazzi Storici

 

Ville

 

 

Ville 01 p

Castello Malvasia



Panzano

 

Nel XVI secolo la potente famiglia dei Malvasia di Bologna riedificò, sul luogo di antichi precedenti insediamenti medievali (le prime documentazioni risalgono al 939 d.c.), il loro Castello, nato ad uso di residenza per villeggiatura e corte agricola.

La torre centrale sulla facciata e l'elegante cortile d'onore ricordano le "delizie estensi" ferraresi. Oltre alla particolarità delle torri (originariamente tre), in passato impreziosite da affreschi, particolarmente interessante è la tipologia d'insieme, che si caratterizza di due grandi corti quella padronale posta a sud e quella adibita alle attività agricole dell'azienda posta a nord. Ortogonalmente si situa una terza corte nella quale trova luogo il convento degli Agostiniani (costruito nel XVIII). Per due secoli, fino al 1867, rimasero proprietari i Malvasia. Dal 1972 la presenza del Sign Mario Righini (l'attuale proprietario) ha arricchito ulteriormente il castello con una delle collezioni di auto d'epoca più prestigiose d'Italia.



 


 

 

Ville 02 p

Complesso ex-fornace Cuccoli



Castelfranco Emilia

 

Tra corso Martiri e le vie Zanolini, Ripa Superiore e Francesco Bertelli si trova il complesso dell'ex-fornace Cuccoli.

Si annoverano all'interno dell'isolato un fabbricato caratterizzato da un'imponente colonna in legno con zoccolo di mattoni a basamento in pietra selenite, la cui tipologia riflette la casa corte duecentesca delle costruzioni bolognesi, unico con queste caratteristiche tipologiche di tutta la provincia di Modena.

Altri edifici appartengono invece al XVI secolo, come la casa padronale, ristrutturata nel 1849 ed abbellita con l'aggiunta di decorazioni ai soffitti, lasciate poi progressivamente deteriorarsi tanto che prima dei lavori di ripristino del comparto, ormai conclusi, erano in pessimo stato di conservazione o addirittura scomparse in seguito al crollo delle volte.

A questo periodo si possono datare anche i locali di servizio e le stalle per cavalli. Sul finire del Settecento, inizi dell'Ottocento, fu qui impiantata una fornace di proprietà della famiglia Cuccoli, in cui si producevano coppi, tubi per condutture, terrine, piatti, pignatte e maioliche decorate. La struttura rimase attiva fino al 1930. Dopo molti anni di abbandono, che hanno ridotto il complesso edilizio più significativo del paese ad un ammasso di macerie, l'isolato intero è stato oggetto di un'energica, quanto valente, opera di recupero che ha ripristinato spazi abitativi decorosi nel rispetto della tipologia del passato ed ha conservato la memoria storica di questo angolo così caratteristico del centro storico.



 


 

 

Ville 03 p

Forte Urbano



Castelfranco Emilia

 

Il Forte Urbano venne eretto nel 1628 nell'attuale territorio di Castelfranco E., sulla via Emilia poco fuori dalla cinta muraria verso Modena, per voler di Papa Urbano VIII della famiglia romana Barberini.

Poco prima era giunto a Castelfranco Giulio Buratti che aveva redatto il progetto, insieme ai colleghi Mola e Costa. Buratti era considerato l'esperto di costruzioni fortificate e di disegno architettonico dello Stato Pontificio.

La grande fortezza venne terminata nel 1634, come attesta un documento ufficiale redatto dallo stesso Buratti, ma la tradizione invalsa finora vuole che siano trascorsi più di venticinque anni per la conclusione dei lavori.

In effetti, dalle ricerche condotte si evince che sono numerosi i documenti che riguardano gli appalti e i contratti stipulati fra i soprintendenti e i costruttori appaltatori, segno delle difficoltà sia di reclutamento degli uomini, sia di reperimento dei mezzi di trasporto e degli strumenti necessari al lavoro.

Per quanto attiene alla descrizione del Forte Urbano siamo facilitati nella lettura monumentale da alcune piante e dalla cartografia antica della fine del 700. Il corpo centrale è costituito da un recinto quadrato con quattro baluardi dedicati a San Paolo, a San Pietro, a Santa Maria e a San Petronio.

Sui quattro baluardi vi erano torri e costruzioni in cui risiedevano gli alloggi dei militari, all'interno dei quali stavano anche cucine, cantine e spazi di servizio.

All'esterno di questo corpo quadrato vi era una cintura a forma di stella in cui erano ricavati fossati, terrapieni e contrade. Nella fortezza erano presenti granai, forni, macellerie, un ospedale, una chiesetta e un cimitero, oltrechè l'armeria. A partire dalla seconda metà del Settecento inizia rapidamente il declino del Forte Urbano fra calamità naturali, cattiva organizzazione interna, nonché eventi bellici: la fortezza viene vieppiù demolita e depauperata anche nel suo aspetto architettonico fino a quando, nel 1944 venne bombardata. Ripristinato in età moderna, il forte è adibito ora a casa di lavoro.



 


 

 

Ville 04 p

La Bastia



Cavazzona

 

Percorrendo la via Emilia si può vedere, proprio nel centro di Cavazzona ed in fregio alla stessa strada questo maestoso edificio la cui storia si perde a ritroso nei secoli.

Al di là delle sue funzioni di sentinella del territorio bolognese, la Bastia ebbe senz'altro il ruolo specifico di stazione di cambio di cavalli a partire dal XVII-XVIII secolo: oltre ad assicurare la sostituzione delle bestie stanche, qui si davano anche fuoco e vitto ai viaggiatori.

Il porticato sulla strada maestra facilitava le operazioni anche in caso d'intemperie, mentre all'interno un vasto cortile a cielo aperto permetteva il ricovero delle carrozze nottetempo. Diversi e spaziosi erano gli ambienti adibiti ad alloggio per le famiglie degli addetti alla posta ed a ricovero dei passeggeri. Quando il fabbricato abdicò alle sue originali funzioni passò prima ai Cavazza e poi agli Aldrovandi, entrambe nobili famiglie bolognesi.

L'edificio non ha subito rifacimenti e la sua struttura è ancora intatta: un ampio portone ligneo permette l'accesso al cortile interno, resiste ancora il grazioso balcone con ringhiera in ferro battuto, mentre il portico a nove arcate sostenute da imponenti colonne quadrate continua ad assicurare al prospetto meridionale le caratteristiche per cui fu costruito.



 


 

 

Ville 05 p

Mulino Forlani



Castelfranco Emilia

 

Secondo la tradizione il Mulino Forlani fu costruito qualche anno dopo la fondazione di Castelfranco.

Mancando ai cittadini l'acqua per provvedere alla macina del grano, nello stesso anno il comune di Bologna ordinò l'escavazione del canale (per condurre l'acqua necessaria a far funzionare il mulino) denominato "del Mulino", alimentato dai fontanili di S. Donnino/Prato dei Monti.

Anche nei catasti del '700 e '800 il mulino conserva la configurazione attuale, con l'eccezione del lato ovest, nel quale vi era un portico attualmente chiuso. L'interno risulta ben conservato e presenta delle macine in pietra, delle strutture in legno, gli utensili e gli strumenti da lavoro. Caratteristica importante dell'edificio è la presenza, nelle stanze superiori, di affreschi alle pareti e ai soffitti del decoratore e scultore Silverio Montaguti (epoca Liberty).



 


 

 

Ville 06 p

Mura tardo-medievali



Castelfranco Emilia

 

Nel vasto complesso edilizio ex distilleria Bini, nel 1993 durante lavori edili, sono stati riportati in luce alcuni tratti delle fondazioni murarie della cinta difensiva di epoca basso Medievale.

Poiché si era manifestata all'istante l'importanza dei reperti, vennero condotti scavi archeologici che hanno consentito di evidenziare il tratto di mura attribuibile al castrum medioevale/Borgo Franco. In particolare le mura emerse dalla zona ex Bini sono riferiti al tratto della cinta difensiva nei pressi della Porta Bologna: Castelfranco Emilia venne fondata nel 1226/27 ad opera di Bologna e venne fortificata prevedendo la costruzione di due porte, una rivolta a Bologna (Porta Bologna), l'altra a Modena (Porta Modena).

Il muro emerso nel comparto Bini appartiene alla cinta difensiva che volge a Bologna e per un breve tratto alla rocca magna risale probabilmente alla fine del XIV secolo. E' composto di mattoni di varie dimensioni, in parte irregolarmente disposti, legati con malta di calce idraulica con elementi di cocciopesto. Nella zona più interna alla Rocca Magna furono scoperte le tracce delle abitazioni trecentesche, i cui resti materiali sono conservati nel Museo Civico Archeologico.



 


 

 

Ville 07 p

Palazzo Cappi



Castelfranco Emilia

 

Lungo la via Emilia, quasi dirimpetto alla chiesa di San Giacomo, si può ancora ammirare un grande edificio, palazzo Cappi dal nome della famiglia che ne volle la costruzione.

Erano questi i fornai che avevano gestito il forno castelfranchese per buona parte del XVIII secolo, fino ad arricchirsi a tal punto (anche grazie ad una tesoreria ottenuta in Romagna) d'avere un'intera contea.

Proprio nel centro del paese comprarono diverse antiche casupole e le abbatterono, costruendo al loro posto un grande palazzo, ultimato nel 1780 dal conte Vincenzo. Per tutta la lunghezza dell'immobile, sopra le arcate del portico, correva una bella ringhiera su cui si aprivano cinque porte finestre che vi davano accesso per consentire alle autorità di assistere alle manifestazioni pubbliche, tra cui la tradizionale Corsa del Palio a cavalli sciolti.

Nel 1827, però, il Col. Nicola Cappi la fece rimuovere, non curandosi minimamente delle proteste delle autorità comunali.

Il palazzo occupa attualmente un intero isolato ed è abbellito da un lungo portico composto di undici campate ad arco ribassato su pilastri dorici, ...sopra corre un regolare ordine di finestre rettangolari con cornice che nelle cinque campate centrali diventano porte finestre, tripartendo il fronte... nel sottotetto ed in asse con le sottostanti finestre si aprono diversi oculi esagonali. Sul retro del complesso esiste ancora lo spazio già adibito a giardino, diventato in sequenza luogo di ricovero di carrozze e cavalli, poi cinematografo all'aperto ed attualmente parcheggio dell'albergo ricavato in massima parte dalla ristrutturazione degli ambienti una volta riservati alla servitù. Si ricorda infine che oggi Palazzo Cappi appartiene in parte ad un'opera pia ed in parte ad un privato.



 


 

 

Ville 08 p

Palazzo Griffoni - Aldrovandi



Manzolino
 

Questo elegante edificio, le cui origini si perdono nei secoli più lontani, si trova a Manzolino; sembra che già nel XIV secolo, in questo medesimo luogo dove allora si trovava il terrapieno delle mura del castello, sia stato costruito un importante palazzo in stile gotico che fungeva da abitazione signorile di una famiglia di cui però non è stato tramandato il nome.

Agli inizi del '500 apparteneva invece ai conti Griffoni di Bologna, i quali provvidero ad atterrare l'antica costruzione per edificarne una nuova usando anche le pietre delle stesse mura. Il nuovo palazzo era di proporzioni assai più modeste rispetto all'attuale, aveva finestre piccole e quadrate ed una sola porta d'ingresso si apriva verso levante.

Nel 1666 la torre delle mura, costruita dall'Abbazia di Nonantola nel 1034, crollò sul fabbricato costruito appena un secolo e mezzo prima, se ne rese allora necessaria l'immediata ricostruzione. La nuova struttura non subì altri interventi fino all'ultimo decennio del '700 quando fu ceduta al conte Pietro Aldrovandi di Bologna il quale apportò modifiche sostanziali al complesso per renderlo più consono al gusto del tempo.

Nel 1807 il conte Pietro donò il palazzo alla Comune di Manzolino, successivamente l'edificio fu acquistato dai Rosa. L'attuale proprietà, infine, ha disposto provvidenziali lavori di ristrutturazione e conservazione che hanno rinnovato il prestigio architettonico dell'antica dimora.



 


 

 

Ville 09 p

Palazzo Piella



Castelfranco Emilia

 

Nel cuore del centro storico di Castelfranco Emilia, all'ombra della chiesa parrocchiale di Santa Maria, sorge questo palazzetto signorile, ex-canonica, da poco riportato al primitivo splendore per le opere di bonifica e ristrutturazione intraprese dalla Curia di Bologna e dall'Amministrazione Comunale.

Il palazzo Piella, dal nome della famiglia che lo abitò per oltre un secolo, si configura come uno dei più antichi edifici del paese, costruito fin dai tempi della fondazione di Castrum Franchum tra il 1226 ed il 1228, certamente con caratteristiche e materiali diversi da quelli attuali. Prestigiose sono le notizie tramandate nel tempo che vedono questa dimora quale tappa occasionale di principi ed alti prelati, quali l'imperatore Carlo V d'Asburgo e il cardinale Carlo Borromeo.

Alla fine del '600 o all'inizio del '700 l'immobile passò dalla famiglia Gavucci ai nobili bolognesi Piella e furono loro che ne ampliarono la struttura, dando al palazzo la consistenza attuale. Nel 1806 l'edificio fu acquistato dall'arciprete monsignor Luigi Sanmarchi che, con testamento del 1820, lo lasciò in eredità ai parroci suoi successori con le funzioni di canonica della chiesa di Santa Maria. I Piella mantennero comunque una residenza a Castelfranco, lungo l'odierna via omonima, in quello che per tutto il XIX secolo fu appunto indicato come Casino Piella.

Una mappa del catasto napoleonico del 1810 mostra con dovizia di particolari il giardino all'italiana ricavato nell'area retrostante il palazzo: ideato e realizzato per volontà della famiglia Piella, comprendeva aiuole di forma geometrica, il pozzo nella parte centrale, un ninfeo dipinto sullo sfondo. E' questo l'unico giardino riportato dalla mappa, per cui è da ritenersi fosse il più importante del paese. Fu distrutto all'indomani della seconda guerra mondiale, ma nel 1950 le sue caratteristiche furono riportate nella creazione del giardino pubblico dell'abitato su di un'area delle antiche fosse castellane.

Da poco si sono conclusi importanti lavori di manutenzione e consolidamento tali da riportare l'importante edificio a nuovo splendore. Al piano terra è stato ricavato il Museo Archeologico del comune di Castelfranco nella parte meridionale che si affaccia sulla via Emilia; la porzione settentrionale e tutto il resto del palazzo ospitano il Centro di Attività Pastorali.



 


 

 

Ville 10 p

Villa Albergati



Cavazzona

 

All'estremità orientale del territorio comunale di Castelfranco Emilia, in località Cavazzona, rimangono i ruderi di una bella villa cinquecentesca di proprietà dei marchesi Albergati, detta anche la piccola per non confonderla con quella più famosa sita a Zola Predosa nel bolognese.

Purtroppo di essa, bombardata pesantemente nel corso della seconda guerra mondiale, rimane leggibile ben poco fra rifacimenti artigianali di una sua porzione e macerie dovute alle bombe ed a crolli successivi a causa dei guasti inferti dal tempo. Oggi villa Albergati, più che per la sua secolare storia ed i suoi nobili trascorsi, è nota al grande pubblico perché nei mesi estivi si organizza nel parco una delle tante feste dell'Unità che costellano il firmamento di quest'angolo di pianura padana.



 


 

 

Ville 11 p

Villa Crotti - Lenzarini



Piumazzo

 

Si trova proprio nel centro della frazione, immersa in un parco impreziosito da diverse piante ad alto fusto. Proprio su di un maestoso cedro è stata installata un'edicola dedicata a Sant'Antonio da Padova.

Vi fu posta negli anni susseguenti la seconda guerra mondiale per ringraziare dello scampato pericolo; volle essere anche un segno di fede e tutela della nuova sede della scuola materna gestita dalle suore Minime dell'Addolorata. Infatti in quegli anni la villa fu donata alla parrocchia per farne l'abitazione delle suore che da allora svolgono il loro prezioso compito a vantaggio dei fanciulli della comunità piumazzese.



 


 

 

Ville 12 p

Villa Solimei



Castelfranco Emilia

 

Questo elegante edificio si trova esattamente sul confine che divide il territorio comunale castelfranchese da quello di San Cesario sul Panaro; è lo stesso che in passato separava la Legazione di Bologna, ossia lo Stato Pontificio, dal Ducato Estense; a sottolineare l'appartenenza ai due stati, sulla parete settentrionale interna era dipinto lo stemma papale, mentre a meridione era collocato quello ducale.

L'impianto originale del palazzo risale alla fine del XVI secolo, inizi del XVII, e lo si deve alla famiglia bolognese Solimei che volle farne il centro di controllo e amministrativo della vasta tenuta agricola impiantata in zona fin dalla seconda metà del'500. Non sono molte le notizie relative alla storia della villa di fronte alla quale, proprio in mezzo al parco con laghetto che occupava la parte meridionale del complesso, negli anni 1717-18 fu eretto dal conte Flaminio Solimei un piccolo oratorio dedicato a San Geminiano.

Nel 1763 l'edificio era già in condizioni precarie tanto che Giuseppe Solimei impegnò cospicui fondi per un rapido restauro che restituisse la cappella, nel frattempo ampliata e arricchita di decorazioni, alla sua primitiva funzione. Tra la fine del secolo scorso e l'inizio di questo l'azienda agricola andò progressivamente smembrandosi; nel 1924 la villa e parte dei terreni passarono ai bolognesi Falavigna, dai quali furono venduti a partire dagli anni '60.

Attualmente questo elegante quanto consistente edificio, nonostante le discrete condizioni, avrebbe bisogno di un energico intervento di restauro conservativo onde riportare al primitivo splendore sia le numerose sale sia i prospetti, in particolare quello settentrionale, all'ingresso della villa: su questo lato è ancora in ottimo stato lo scalone esterno che porta al piano nobile. Questa facciata, su cui erano dipinti elementi architettonici come lesene, capitelli e cornici intorno alle finestre, ormai quasi invisibili, culmina con un frontone triangolare nel quale si apre un ampio ovale. Del vasto parco-giardino che illeggiadriva il complesso nei secoli scorsi è rimasto il grazioso laghetto intorno al quale si stagliano piante autoctone dall'età secolare.



 


 

 

Ville 13mp

Villa Sorra



Castelfranco Emilia
 

Villa Sorra è una delle più importanti ville storiche del territorio modenese. Nel suo parco troviamo quello che è considerato l'esempio più rappresentativo di giardino "romantico" dell'Ottocento estense ed è da molti ritenuto il più importante tra i giardini informali presenti in Emilia Romagna.

Se i singoli elementi che costituiscono il complesso (villa, edifici rustici, serra, parco storico, rovine romantiche, vie d'acqua, giardino campagna) hanno tutti un rilievo non solo locale, la coesistenza degli stessi la coesistenza degli stessi dà luogo ad un campione pressoché unico di paesaggio agrario preindustriale, di inestimabile valore storico, culturale e ambientale. La tenuta, che conserva ancora oggi il nome dei Sorra (nobile famiglia che edificò il complesso e ne ebbe la proprietà per oltre due secoli), è dal 1972 di proprietà dei Comuni di Castelfranco Emilia, Modena, Nonantola e San Cesario sul Panaro.


Visita il sito ufficiale di Villa Sorra




 

 

 

 

 

 

 

 

 

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